I giusti, i fessi - di Renato Brunetta
Lettera al Direttore della Stampa
Caro Direttore,
Mina, nel suo articolo su La Stampa di domenica, ha impareggiabilmente evocato le persone a cui dedico il mio lavoro e alle quali non smetto di pensare mentre mi batto, secondo taluni in modo veemente, per far funzionare il settore pubblico. Ho in mente il ragionier Giustini, che in tutta la sua carriera s’è assentato solo cinque minuti. Ho in mente la sua maestra (la mia la ricordo ancora con devota commozione quando portava a mio padre i compiti per casa per il suo alunno ammalato...), che amava insegnare e conservava memoria di quel suo antico e bravo alunno.
Il ragionier Giustini, forse, passa per stupido. Gli altri, i «furbi», compreso quello che in falsa malattia se la spassa con la brasiliana, lo considerano certamente un «fesso». Invece è un giusto, e come tale merita d’essere premiato. La maestra godeva di rispetto, aveva uno status sociale di cui andava orgogliosa e che s’è perso. Sì, certo, perché la società corre, perché si considera troppo la ricchezza materiale, ma anche perché alcuni suoi colleghi odierni il rispetto proprio non lo meritano. Il ragionier Giustini e la sua maestra non si sono rassegnati ad essere uguali ai «furbi». Perché mai dovremmo farlo noi? Perché dovremmo rassegnarci a tollerare i privilegi dei peggiori, accontentandoci della loro mediocrità? Dobbiamo invece premiare il merito, l’impegno e l’onestà. A cominciare da noi stessi e dai dirigenti, naturalmente.
Grazie, Mina, per averci presentato queste persone. E’ per loro che non intendo arrendermi. Per me vale sempre l’impegno di Giacomo Brodolini: «Da una parte sola, dalla parte dei lavoratori!».
Ministro della Funzione Pubblica
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23.07.08