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Home Recensioni Stessa spiaggia, stesso mare (di Mario Basile)
Stessa spiaggia, stesso mare Mina (1964)
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1. The nearness of you 2. Angel eyes 3. Ninguem me ama 4. La barca 5. Stella by starlight 6. Insensatez 7. E se domani 8. Non illuderti 9. Sabor a mi 10. You go to my head 11. Stars fell on Alabama 12. Everything happens to me
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Nell'estate del 1963 avevo tredici anni. Frequentare la terza media a Catania per me era stato un grosso traguardo. Di quell'anno mi ricordo una straordinaria insegnante di lettere, la professoressa Gioffreda, alla quale sono ancora riconoscente per essere riuscita a trasmettermi il piacere della lettura e della scrittura. Mi ricordo che quando superai quelli che ancora erano degli esami impegnativi (cinque giorni per gli scritti e due per gli orali) ero felice e soddisfatto. Mio padre mi comprò un grosso gelato. Lo assaporai soddisfatto con il sottofondo della canzone Stessa spiaggia, stesso mare di quella Mina che era da poco diventata madre di Massimiliano, ma che restava sempre l'interprete frizzante che piaceva tanto a noi ragazzi, sebbene all'orizzonte era sorta una cantante giovanissima, lentigginosa e, comunque, bravissima, che faceva impazzire i teen-agers: Rita Pavone.
Mina però era ancora il simbolo della freschezza, della libertà, della bellezza e della giovinezza. Esattamente un anno dopo il gelato mi fu offerto dalla stessa Mina, sempre fresca e allegra, che ci rallegrava con la sua Se mi compri un gelato. Allora era l'epoca dei 45 giri. Un cantante ne faceva uscire uno ogni tre mesi e la radio li trasmetteva da mane a sera, senza però ripetere la stessa canzone più di una volta al giorno. Le canzoni dei 45 giri venivano poi raccolte nei 33 giri, che allora non erano altro che semplici antologie di brani quasi tutti già ascoltati e quindi molto popolari.
La sorpresa avvenne subito dopo quando apparve un LP con una foto, in un bellissimo bianco e nero, di una Mina che in copertina si toccava, ironica e stupefatta, il capo adornato dai suoi lunghi e nerissimi capelli. I titoli, a parte un paio, erano a me tutti sconosciuti. Io allora non avevo la possibilità di comprare un album, ma rimanevo estasiato leggendo quei misteriosi titoli in inglese o in spagnolo. Due sole canzoni erano in italiano e di esse una sola veniva trasmessa alla radio: la bellissima e già nota E se domani, passata quasi inosservata ai più al Festival di Sanremo di quell'anno, ma da Mina trasformata subito in un evergreen della canzone italiana.
Tra le note di copertina si leggeva: Mina interpreta dodici canzoni non appartenenti allo stesso filone, bensì disparatamente diverse. E le interpreta in maniera superba ognuna nella sua lingua originale, con una perfetta dizione, riuscendo ad esprimere ogni volta l'atmosfera nella quale queste canzoni sono nate. In questo long-playing vi sono canzoni americane, sudamericane, spagnole, italiane, vi sono canzoni che appartengono ai generi più diversi, dal classico americano alla bossa nova, al samba, alla beguine, e per ognuna Mina ha trovato la sua giusta misura. Se questo long-playing doveva rappresentare la tesi di laurea per Mina il risultato è stato raggiunto: Mina è una cantante internazionale la cui statura è difficilmente valutabile, tanto è alta. Non erano affermazioni esagerate, sono passati infatti quasi quarant'anni, ma questo disco, che tra l'altro ebbe il premio della critica, rimane una delle cose più belle di Mina.
Un paio di anni dopo ne venne realizzato un altro, anch'esso bellissimo, realizzato anch'esso nel prestigioso studio della "Fonorama" di Carlo Alberto Rossi, Mina 2, quasi una seconda puntata del primo, sempre con classiche canzoni scelte da lei, tra le quali spiccavano Uno, Ebb tide, Lontanissimo, Angustia, I'm fool to want you, ma senza costituire più la prorompente sorpresa che per i fans fu il primo disco.
Ho comprato quest'estate questi due storici CD, le canzoni le avevo sentito e risentito tante volte, ma ancora una volta mi sono stupito come una Mina appena ventiquattrenne abbia potuto avere la maturità di scegliere e poi incidere dei grandi classici della canzone americana come The nearness of you oppure Everything happens to me, già così perfette nella loro prima esecuzione, e ancora quella che rimane una delle più belle canzoni del grande Frank, Angel eyes, contenuta, come la straordinaria Ebb tide, nello struggente e inarrivabile, sono parole della stessa Mina, "Frank Sinatra sings for only the lonely" del 1958 oppure l'argentina Sabor a mi, bellissima nella sua ritmica, e ancora le brasiliane La barca, che Mina ha di recente ricantato, ma purtroppo non ha inserito nel suo Studio 2001, e quella che rimane uno dei più famosi classici di Jobim, l'intrigante Insensatez. Non dimentico di citare ancora la struggente Ninguem me ama, la raffinata Stella by starlight, resa schioppettante da un arrangiamento a tempo di bossa nova, la famosissima You got to my head, doveroso tributo al jazz e a Dizzie Gillespie, l'accattivante Stars fell in Alabama, resa in modo estremamente incisivo da una Mina deliziosamente bamboleggiante, e infine l'omaggio, con Non illuderti, al cantante che, nel lontano 1958, alla Bussola, le permise il debutto, quando, quasi per gioco, le cedette il microfono, facendole continuare "Un anima tra le mani": Don Marino Barreto jr.
Anche gli arrangiamenti di Augusto Martelli erano esemplari per l'epoca, creativi e variegati con una tecnica di registrazione all'avanguardia per quei tempi.
Sono passati quarant'anni e quasi tutto è cambiato. Anche Mina si è evoluta, ma, secondo me, non è cambiata. Il gusto della ricerca, della perfezione, della voglia di interpretare quello che più le aggrada, già così presente in quel lontano disco del 1964, è ancora presente e direi in forma ancora più rafforzata e matura anche nelle sue ultime produzioni discografiche. Mina è stata una grande interprete dal vivo, ma, nella dimensione intima del disco, ha dato e può dare ancora tantissimo. Forse il meglio deve ancora effettivamente venire ... E sicuramente verrà con i prossimi dischi dedicati ai classici della canzone napoletana e americana. Non ci saranno più la stessa spiaggia, né lo stesso mare, ma ci saranno sempre la stessa genialità e la stessa voglia di cantare il meglio e, da parte nostra, lo stesso amore verso di lei. |
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