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Home > Recensioni > Bau (di Paolo Driussi)
Bau (2006)
Recensione di Paolo Driussi
sabato 09 dicembre 2006
Track list 
1. Mogol Battisti
2. Sull'Orient Express
3. Johnny scarpe gialle
4. Nessun altro mai
5. Alibi
6. Per poco che sia
7. The end
8. Un uomo che mi ama
9. L'amore viene e se ne va
10. Fai la tua vita
11. Inevitabile
12. Come te lo devo dire
13. Datemi della musica
Bau

Per questo Bau, il giorno d'uscita è sceso un imbarazzante silenzio sui tutti i forum.
A gennaio 2005 già al primo ascolto tutti si erano espressi più che favorevolmente su Bula Bula, anche se in tutta onestà non è che contenesse dei veri hit.
Un anno fa, abbiamo accolto bene pure L'allieva. Disco particolare, non per tutti e non ci si poteva soffermare solo sul "dubidubidu" o sull'intensa interpretazione di My way.

 

Questo Bau sta lasciando l'amaro in bocca a molti.
È una grande occasione perduta.
Una Mina in gran spolvero e brava come non mai a servizio di pezzi uno più mediocre dell'altro, affossati ulteriormente da arrangiamenti stantìi e a tratti penosi.
È come avere una Ferrari in garage ed utilizzarla per andare a fare la spesa.
Se dovessi dare un voto complessivo, il disco raggiungerebbe appena un sei e mezzo.
Si salva unicamente per la voce strepitosa di Mina.

Il brano che mi ha emozionato di più e con il miglior testo è Per poco che sia, ma pur inchinandoci davanti la magistrale vocalità di Mina, nemmeno questa canzone eterea e delicata quanto una bolla di sapone, è destinata a rimanere nella memoria collettiva.
Chi ha visto giusto, spiace dirlo, è stato Marco Mangiarotti.
Passiamo ai singoli brani:

1) Mogol Battisti. Canzone carina, orecchiabile, niente di straordinario. Vive attorno ad un'idea originale, forse nemmeno di grande buon gusto, ma a forza di essere ripetuta perde tutto il suo effetto.
Come tutti gli apripista è fuorviante rispetto al disco. Buona prestazione sia di Mina che di Mingardi.
Nicolò Fragile si conferma come miglior arrangiatore.
Voto 6 e mezzo.

2) Sull'Oriente Express. Testo bislacco. Ricorda le canzoni nonsense di Nino Ferrer, anche se risulta alquanto improbabile che Mingardi abbia trovato ispirazione proprio in lui.
Strumenti in bell'evidenza, ma l'arrangiamento non ha nulla di innovativo e ricalca schemi straconosciuti. Mina canta un'ottava sotto. Si rispetta la scelta, ma qui era il caso di tirare fuori la voce.
Voto: 6

3) Johnny scarpe gialle. Canzone bluff. Poteva essere un bel pezzo d'atmosfera, d'ampio respiro, con questa aria retro, da finto standard americano. Peccato che al verso «non me lo sgualcire è un rock 'n' roll man vero» subisca un incomprensibile cambio di ritmo.
Se proprio si doveva lasciare quel verso, che ahimè si ripete per tre volte nel corso del brano, era meglio affidarlo al coro, piuttosto che alla voce solista. Mah.
Voto: 6

4) Nessun altro mai. Non se ne può più di questi melodrammoni. Roba da fotoromanzi anni cinquanta. In tempi di You Tube suggerirei di creare un video con immagini tratte da "I figli di nessuno" con Yvonne Sanson e Amedeo Nazzari per illustrare la canzone. In alternativa "La nemica" di Niccodemi con Elena Zareschi.
Roba polverosa, destinata all'oblio con buona pace di tutti.
Voto: 5

5) Alibi. Il rappetto iniziale sfocia in un motivo senza guizzi e senza idee, che non sa da che parte andare a parare.
Voto: 5

6) Per poco che sia. Il primo momento di poesia e di grande emozione lo regala il brano firmato da Axel (Pani, ndW). Testo molto bello (il migliore dell'album) di Mattia Gysi, che si avvale della collaborazione di Samuele Cerri.
Voto: 9

7) The end. Altro buon pezzo, anche se va detto che trattasi di una rimasticatura di terzinato fine anni '50.
Testo ironico, intelligente, con una fuggevole citazione iniziale da "Signorinella" («Al mio paese nevica, il campanile della chiesa è bianco (stanco)». Qui Mina è strepitosa. Dà veramente l'impressione di essere sul palco con una grande orchestra alle spalle.
Voto: 8

8) Un uomo che mi ama. Ritorna il grigiore. Ho letto qualche commento in cui si dice che questo è un pezzo "alla Mina". Dipende da che cosa s'intende per pezzo "alla Mina" e da che tipo d'ascoltatore viene detto. Al di là della prestigiosa firma, per me non è che una canzone vecchia, enfatica, che può fare il paio con Nessun altro mai.
L'avrei vista bene per un Festival di Sanremo anno 1957 e forse l'arrangiatore avrebbe avuto una mano più leggera.
Voto: 5

9) L'amore viene e se ne va. Altra bruttura firmata Mingardi. Piccola parentesi. Ma qualcuno crede davvero che Mingardi avesse in serbo dei motivi tanto validi? Non è forse Mingardi solo un onesto e modesto cantautore, più conosciuto per la sua partecipazione alla nazionale di calcio che per le sue canzoni? Non è un'esagerazione decantare motivi asfittici, per quanto impreziositi e nobilitati dalla voce di Mina?
Voto: 5

10) Fai la tua vita. Ecco spuntare un brano presentato senza alcun seguito da uno dei tanti giovincelli che si affacciano colmi di speranze alla ribalta sanremese, sbrilluccicano per tre minuti e poi scompaiono nel più che giustificato oblio.
Il testo di Bigazzi non è malvagio, ma è a servizio di una canzone che vive su un'unica ideuzza.
Mina la rende come meglio non potrebbe. Ma qui la vocalità di Mina non è messa assolutamente in discussione. È il brano che non convince.
Voto: 5

11) Inevitabile. Vive solo delle invenzioni di Mina che riesce ad inserire in una canzone miserrima come testo e come musica degli acuti da favola.
Voto: 6

12) Come te lo devo dire. Come arrangiatore Bongianni qui trova dei buoni spunti.
Mina ha una voce ruvida e tratti sporca. Brava, ma questo sarebbe stato un brano più adatto ad un interprete maschile.
Tuttavia la canzone non è niente di speciale e dà l'impressione di un gatto che si morde la coda.

13) Datemi della musica. Grande brano di chiusura. Qui Mina è più che strepitosa e Mingardi"cockereggia" alla grande.
Arrangiamento troppo cacofonico.
Voto: 7

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Bau (di Paolo Driussi) - Marco AQ martedì 12 dicembre 2006 18:07
Mi associo al commento di Paolo Driussi, che trovo molto preciso e attento, oltre che condivisibile.
Del disco, anche io salvo soltanto PER POCO CHE SIA, tenera, delicata, veramente carina.
Il resto, nel complesso, è davvero l'ennesima occasione sprecata per una VOCE che si riconferma invece un TOP assoluto.
All'ascolto, la noia finisce per avere presto il sopravvento (anche se non raggiunge i massimi traguardi de "L'Allieva e di "Napoli II estratto" ).
BAU è un misto di già sentito e scontato, sia in termini di musica che di testi. Niente di realmente nuovo, copertina compresa.
Se dovessi dare un voto complessivo, sarebbe un 5+.
Quanto dovremo aspettare per un nuovo disco fatto con AUTORI veri, all'altezza dell'ormai mitico "Veleno" ?
Mingardi, via per favore!
Re: Bau (di Paolo Driussi) - ANTONIO ALTERIO giovedì 14 dicembre 2006 22:11
Si', anche io sono d'accordo con Paolo, da questo cd mi aspettavo di piu', pensavo fosse migliore di bula bula e veleno... ma purtroppo non e' cosi'!!! la voce di MINA e' straordinaria ma i testi e le musiche non mi sono piaciute tranne qualcuna.
Comunque speriamo che il prossimo cd e' migliore !!! insomma si poteva fare di piu'.
Ma comunque per noi fan di MINA le sorprese non finiscono mai...
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