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Home Recensioni Bau (di Simone-Roma)
| Bau (2006)
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| Track list |
1. Mogol Battisti 2. Sull'Orient Express 3. Johnny scarpe gialle 4. Nessun altro mai 5. Alibi 6. Per poco che sia 7. The end 8. Un uomo che mi ama 9. L'amore viene e se ne va 10. Fai la tua vita 11. Inevitabile 12. Come te lo devo dire 13. Datemi della musica
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Bau. Un titolo. O forse qualcosa di più. Perché Mina in questo disco appare in una forma vocale quasi animalesca. Certo, i titoli della Signora sono sempre frutto di fantasia, slegati dalle atmosfere che si respirano fra le tracce del disco, ma in questo caso qualche assonanza c'è. Perché è ferina in Sull'Orient Express, felpata in Per poco che sia, sanguigna in Nessun altro mai. Sentimenti animaleschi, prestazioni vocali, inutile dirlo, strepitose. Si è detto tutto sulla sua Voce. E anche il contrario. Ma è sempre una scoperta ascoltare nuove pieghe inaspettate nel suo canto, tra scatti improvvisi, sussurri, acuti lancinanti, raspini e imprecisioni che Lei tiene per rendere il tutto meno algido possibile. E ha ragione. Come sempre. O quasi sempre. Perché la Perfezione assoluta è qualcosa che non interessa. Stanca alla lunga. E Bau si nutre delle piccole imprecisioni per aumentare in calore.
Si inizia con Mogol Battisti. Gradevole e semplice. Popolare nell'accezione più positiva del termine. E Mina la canta meravigliosamente. Degnissima anche la performance di Mingardi. Subito dopo si sale Sull'Orient Express, un piccolo manifesto non-sense, con quell'adorabile sbruffone di Johnny che dorme tranquillamente su un biliardo. Assolutamente strepitosa. Potrebbe diventare un piccolo tormentone, se solo fosse pubblicizzata a dovere. Ma a Mina di vendere qualche copia in più non le frega niente. E in fondo queste son cose che a noi fan dovrebbero interessare poco. Ancora un Johnny protagonista della terza traccia. Forse quella con il migliore arrangiamento, soprattutto nella parte finale, dove l'accompagnamento è magico e avvolgente. E il ritornellone rock irrompe inaspettato e benvenuto allo stesso tempo.
Poi arriva la classicità minosa. Forse un po' fuori-luogo. Nessun altro mai è un bel pezzo, ma opulento, grasso, quasi da Mina anni '80. Forse era il caso di puntare su un arrangiamento più scarno o su un'atmosfera meno pomposa. Resta il fatto che il ritornellone è molto coinvolgente, soprattutto quando subentra il coro, qui perfettamente inserito nel contesto, a differenza di Portati via, dove a mio avviso sarebbero state più congrue le multivoci minesche. Alibi è uno dei pezzi che preferisco in assoluto: ottimo testo della esordiente cantautrice Anya, ritornello contorto e freschissimo al tempo stesso, arrangiamento in questo caso assolutamente funzionale. Quanto adoro la Mina così scura e notturna, che mi riporta indietro alle atmosfere di Donna donna donna. Un pezzo da 9 pieno.
Per poco che sia è l'esordio in musica di Axel Pani. Mina ci mette tutta la cura e l'attenzione possibile, ed è davvero, come qualcuno ha già scritto, un angelo vestito di luce. Carezzevole, moderna, precisissima. Senza troppi giri di parole. Qualche dubbio lo riserbo per il testo, ovvero la solita tiritera cerresca, troppo cerebrale per un pezzo dolce e toccante come questo. Avrei preferito una semplicità assoluta, anche qualcosa di tremendamente banale. Ma così è. Finito di omaggiare il talento in erba del nipotino, Mina decide di salire sul palco, e lo fa con una carica pazzesca: The end è uno dei pezzi forti di Bau. Le atmosfere tipicamente retrò sono modernizzate da un suono assolutamente coinvolgente, con quei fiati potentissimi che sprizzano una carica infinita, e Mina asseconda il tutto con una verve da attrice navigata. «Gradisci un po' di vino, o magari sbatto un uovo...». Da oscar.
Altro giro, altra Mina. Questa volta drammatica. Un uomo che mi ama è davvero un'aria pucciniana, con protagonista una Lei, combattuta tra un amante corretto e sensibile e un antico amore "bugiardo e incosciente". Siamo su un terreno molto battuto dalla Mina di sempre, ma il brano non annoia, anzi, cresce negli ascolti, anche grazie all'ottimo arrangiamento di Bongianni, mai invadente, sempre capace di sottolineare i passaggi decisivi e importanti della partitura. Mina è qui galattica. Ma c'è ancora bisogno di dirlo?
L'amore viene e se ne va ai primi ascolti mi era parsa abbastanza inutile. Con gli ascolti va migliorando sensibilmente. Non so perché ma mi riporta alle atmosfere di Vannelli e Bacharach, con quel ritornello malinconico. Credo che per valutarla meglio avrò bisogno di ulteriori ascolti. Spesso con Mina si riscoprono pezzi che inizialmente potevano apparire minori: penso a La vita vuota, Non ho difese, Amanti e compagnia bella. Canzoni che hanno bisogno di ascolti ripetuti per essere apprezzati pienamente. E qui apro una piccolissima parentesi. È vero che viviamo in tempo di assoluta fretta, di velocità supersoniche, ma io non riesco ad esprimere giudizi dopo pochi giorni. Ho letto commenti di persone che esprimevano il loro giudizio (positivo o negativo che fosse) dopo un ascolto. Mi chiedo se sono io ad esser troppo lento oppure gli altri ad essere un po' troppo superficiali. È probabile che la verità come sempre sia nel mezzo.
Ritornando a Bau, Fai la tua vita offre la prova vocale più ardita. Il pezzo è buono, ma qui avrei preferito qualche suono più moderno. Inevitabile forse è il pezzo che mi coinvolge meno. Se dovessi dare la palma del brano più scadente la darei a questo pezzo, nonostante un bellissimo finale per fiati (davvero molto coinvolgenti in questo caso) e un'ottima Mina, sospesa fra jazz e blues. Ci si rinfranca subito dopo con Come te lo devo dire. Potentissima. Quando la Mina entra in disco per rifiutare le avances di un lui troppo insistente e pressante l'entusiasmo sale alle stelle. Sarebbe bello una Mina alla "Confessions on a dancefloor". Se lo fa Madonna perché non lei. Ma credo che sia un sogno irrealizzabile. La Mina che covereggia è più dalle parti di Ella che non di Moroder e degli Abba. E non è sempre un peccato.
Finale scoppiettante. Datemi della musica è davvero una cattedrale, coma Mina ha annunciato dalle colonne de "La Stampa". Una di quelle prestazioni che ti entrano subito nel cuore. Non conoscevo questo pezzo di Mingardi e mi chiedo come non abbia avuto all'epoca il successo che meritava. Un rock puro e crudo intarsiato da un testo bellissimo ed emozionante. Mina qui è leggendaria. Quando parte con «E al mattino, dopo che il mondo, avrà sbadigliato le sue brutture, datemi, datemi della musicaaaaaa» il brividone parte spontaneo. Anche Mingardi non mi dispiace affatto, e il finale con le citazioni di diversi brani rock d'annata è efficace e d'effetto. Una degnissima conclusione per un disco sicuramente da promuovere a pieni voti. Sicuramente non piacerà a tutti. C'è chi vuole la Mina rock, chi la vuole samba, chi jazz, pop, in salsa africana. Forse l'unico augurio che possiamo fare a Lei e a noi è quello che continui a cantare, scegliendo quello che più le piace e la emoziona. Perché è questo che fa la differenza. Bau.
P.S. Scusate se son stato troppo prolisso. Ma con Mina non si finirebbe mai di scrivere... |
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