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Home > Recensioni > Unica, nessuna, centomila (di Mario Basile)

Unica, nessuna, centomila

Bau (2006)
Recensione di Mario Basile
sabato 09 dicembre 2006
Track list 
1. Mogol Battisti
2. Sull'Orient Express
3. Johnny scarpe gialle
4. Nessun altro mai
5. Alibi
6. Per poco che sia
7. The end
8. Un uomo che mi ama
9. L'amore viene e se ne va
10. Fai la tua vita
11. Inevitabile
12. Come te lo devo dire
13. Datemi della musica
BauLa copertina mi restituisce il ricordo di una famosa vignetta degli anni cinquanta che compariva sulla mitica (per me bambino) rivista di fotoromanzi dal titolo (per quei tempi) esotico "Grand - Hotel", i cui famosi fotoromanzi mi ritornano in mente fra ombre ed oblio.
Non so se qualcuno se la ricorda, ma la vignetta era quella di "Pimpinella la Sbruffoncella" e in pieno clima anni cinquanta siamo con la formidabile canzone dal titolo (in inglese come la rivista), The end, che quando ho letto la track-list pensavo fosse una rivisitazione (che sicuramente sarebbe stata eccellente) del famoso successo di Earl Grant, risalente sempre all'epoca di Baby Gate. Che dire? L'incedere multicolore dei costumi e delle mode, il complicato percorso del tempo, la confusione grandiosa degli ricordi non hanno offuscato la grandezza di un mito: è una Mina straordinaria quella che canta, una Mina che (basta chiudere gli occhi e aggiungere gli applausi) possiamo immaginare sopra un palco con una vera orchestra, una Mina che gigiona sul testo e aggiunge slancio e ironia al ritmo sterminato, una Mina che si diverte immensamente e comunica questo suo entusiasmo anche attraverso la freddezza e la rigidità di un supporto magnetico.

Questa canzone è poi preceduta da quello stupendo pezzo del nipote che nella frase iniziale mi ricorda una hit dei primi anni settanta, della quale però non ricordo il titolo (sapreste aiutarmi ?).
Ha ragione la nonna (Mina sei grande anche per questo, perché prima della cantante tu sei una donna straordinaria) quando lo definisce una zolletta d'amore che non finisce mai di sciogliersi in bocca e forse il pezzo più bello di tutto l'album è proprio questo sorprendente Per poco che sia e non si vorrebbe veramente mai finire di ascoltarlo.

E che dire dell'ariosa canzone che narra il tormento di una donna incapace di innamorarsi dell'uomo giusto ? I sei minuti della canzone possono dilatarsi sino a diventate un intero romanzo. Finzione dunque, ma più contemplo lo spettacolo del mondo e il flusso e riflusso della mutazione delle cose, più profondamente mi convinco che, nel prestigio falso delle apparenze reali, l'arte ci libera della sordidezza di essere. Per arte vera si intende tutto ciò che ci delizia e che non è nostro: il paesaggio, la musica, il tramonto, una poesia, una bella canzone di Mina. Del sonno ci si sveglia e, quando si è dormito, ci si accorge di non aver vissuto. Dall'arte invece non c'è risveglio perché in essa non abbiamo dormito, anche se abbiamo sognato. Fiorisce allora alta, nella solitudine notturna dell'ascolto, una lampada sconosciuta che abbaglia i miei "eyes wide shut", perché ascoltando Un uomo che mi ama non si può fare altro che sognare o rivivere quello che tutti abbiamo vissuto: un amore impossibile da realizzare.

A questo punto qualcuno potrebbe pensare che il disco mi sia piaciuto completamente: non è vero! C'è sicuramente una Mina dalle nuove sfaccettature vocali, con una voce black che viaggia a tutto vapore Sull'Orient-Express, ma c'è anche la Mina alle prese con una canzone carinamente banale come Mogol Battisti, il cui unico pregio è quello di essere un pezzo veramente radiofonico (trasmesso tuttavia poco) che potrebbe diventare un tormentone per la frase «solo tu resisti, sei come una canzone di Mogol e Battisti»‘.

C'è la solita perla piena di ironico humour con una Mina dalla voce sporca e arrochita come Come te lo devo dire, ma c'è anche uno scontatissimo valzerone dal titolo L'amore viene e se ne va, mi è piaciuta Fai la tua vita, già cantata dal lucchese (sarà un caso ?) Claudio Fiori al Festival di Sanremo 2000, riscoperta e resa quasi un gioiellino da Mina, ma c'è anche una brutta ed evitabilissima Inevitabile (otto canzoni di Mingardi non sono troppe ?).

Assieme ad altri tre brani riusciti a metà come Johnny scarpe gialle, dove lo sviluppo non è all'altezza dell'accattivante inizio, Nessun altro mai, melodramma d'amore stile fotoromanzo anni 50 di "Grand - Hotel", dove la vera forza è la voce di Mina protagonista assoluta e Alibi retto principalmente dai contorsionismi vocali di Mina, svetta invece e proprio alla fine una favolosa Datemi della musica. Qui Mina è veramente impressionante, strepitosamente brava e con questo brano firma la sua dichiarazione programmatica per il futuro.

Il miracolo continuerà ancora: sarà lei ancora l'UNICA, NESSUNA sarà come lei che come in un caleidoscopio vocale si moltiplicherà in CENTOMILA per darci altri brividi e sorprese che si aggiungeranno alle emozioni già da lei regalateci nel suo vastissimo e variegatissimo repertorio.
Nel "chiaroscuro delle cose" che Mina ci ha lasciato e che sicuramente continuerà (per fortuna) a regalarci e quando le sue canzoni voleranno ancora nell'aria dopo l'ascolto, conserverò per sempre queste emozioni nella mia testa e anche se non dovessi più possedere i suoi dischi le ritroverò intatte nella mia memoria, perché possedere è perdere, mentre invece sentire nella mente anche senza possedere è conservare, perché significa estrarre da ogni cosa la sua essenza.
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