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Un'emozione: Mina canta Zero

sabato 29 dicembre 2007 | La Nazione / Il Giorno

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Home > Stampa > Un'emozione: Mina canta Zero (di Marco Mangiarotti)

LA NAZIONE / IL GIORNO

Data di uscita: martedì 09 novembre 1999 Data di pubblicazione: sabato 29 dicembre 2007

Un'emozione: Mina canta Zero

Track list 
1. Neri
2. Il cielo
3. I migliori anni della nostra vita
4. Fermoposta
5. Galeotto fu il canotto
6. Mi vendo
7. Amico
8. Cercami
9. Profumi, balocchi e maritozzi
10. Ha tanti cieli la luna
N°0MILANO - Certo, erano amici. Dai tempi della Bussola. Perchè Mina, per i ragazzi del Piper, era uno dei pochi miti da condividere con la musica di papà. Eppoi lei e Renato Zero amano vestire di nero. E sono sicuramente «animali rari...veri da sembrare irreali, gli opposti e i contrari....pazzi di noi».Oltrechè «neri dentro e fuori».
L'omaggio a Renato arriva quindi in N° 0 dopo quelli ai Beatles, Lucio Battisti, Enzo Jannacci. Prima del tributo a Modugno (slittato per ragioni di marketing).
N° 0
, copertina con Mina bruciata, di profilo, sembra un progetto profondamente diverso. Non solo per l'inedito Neri, scritto da Renato (testo) con Giulia Fasolino, ma per l'approccio a un repertorio che non è solo da condividere, amare e tradire.

Questo non è il confronto tra il mito di Mina e altre assenze leggendarie, vicine e lontane (i Beatles senza Lennon, Battisti-Mogol senza Lucio), quindi un gioco di specchi che mira a rassicurare e stupire; è invece sedersi in cucina davanti a un barattolo di nutella, ridere e sporcarsi le mani. Sporcare le pagine scritte con parole nuove (in Profumi, balocchi e maritozzi). Essere complici assoluti.

In altre parole, lei canta Il cielo e I migliori anni della nostra vita guardando Renato negli occhi, seguendo il divertimento, il respiro, l'istinto. Sopra e sotto il rigo. Leggermente sopra o sotto le righe. Usando le operazioni matematiche semplici: interpretando per sottrazione e addizione. Sotto il melò en travestis di Renato, sottolineando con il rossetto le idee forti delle emozioni di un testo. Mischiando le carte di un repertorio che fa da ponte tra la tradizione melodica del teatro leggero (Profumi, balocchi e maritozzi) e la stagione del brit pop anni '60 e '70 (del glam rock). Perchè Zero parte da Petrolini e arriva fino a Elton John e gli amici cantautori.

Mina si diverte in Fermoposta, Galeotto fu il canotto, Profumi, balocchi e maritozzi, con fughe dalle parte sue (nell'inciso del canotto). Trascina un materiale popolare alto prima nella sceneggiata poi nella classicità. Dove la classicità già esiste (Il cielo, I migliori anni), si accontenta di camminare sulle nuvole. Senza cadere giù.

Max Pani arrangia con raffinato cinismo una canzone zoccola e trash come Mi vendo: un po' funky e rock, con la coda che sbanda latino. Leggera e struccata prima, truculenta e succulenta poi. Max usa una piccola orchestra ad assetto variabile con ritmica, fiati (tromba, trombone, sax) e cori, i fedelissimi Rea, Golino e Moriconi.
Un'armonica che ricorda Toots Thielemans e Bruno De Filippi.

Il jazz spazzola una ballata dalla melodia fragile e calda (Amico). Nel gioco delle parti si arriva anche a Mina che si specchia in Renato e si trova molto bella (Cercami). Ha tanti cieli la luna è un tranquillo esercizio di stile, con il naso (e il gesto ampio della mano), all'insù. Ma i passaggi della sua voce disegnano traiettorie di fuoco lento nel cielo. Il tutto sta a mezzo tra un omaggio e un duetto (quello con Celentano, per capire).

Massimiliano Pani conferma: «Renato è venuto a Lugano per Neri e si è fermato qui. Era assolutamente impazzito. È rimasto stupito (era abituato a riascoltare i suoi pezzi esattamente uguali) e ci ha fatto morire dal ridere».
E mamma? «Si è divertita a cantare tra le due anime di Renato, la sentimentale e la baraccona, mentre io faticavo su canzoni difficili da travestire».
Le musiche su cui Zero ha sempre messo le mani, fino a farle diventare, anche se di autori diversi, prima di tutto sue.
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