Mina Anna Mazzini, nome d'arte: Mina, festeggia, quest'anno 50 anni di attività artistica. Italiani ha voluto renderle omaggio ripercorrendo alcune fra le tappe fondamentali della sua carriera.
di Chiara M. Carnevale
A come Aspesi. Natalia Aspesi, giornalista e scrittrice. Fu la prima ad attribuire a Mina, nel 1959, il soprannome: Tigre di Cremona. Si dice che l'ispirazione le sia venuta dopo aver visto una fotografia, scattata al circo Togni a Cremona, nella quale Mina teneva fra le braccia un cucciolo – in realtà di leone.
B come Baby Gate. Nel 1958 quando il discografico Davide Matalon sentì Mina per la prima volta in un locale del cremonese, rimase folgorato dalla sua naturale abilità canora e strabiliante estensione vocale. Immediatamente Matalon le chiese di sottoscrivere un contratto con la sua casa discografica, la Italdisc/Broadway. L'idea del discografico, poi realizzata, era di farle incidere due diversi 45 giri: uno con 2 canzoni in italiano “Non partir” e “Malattia” con lo pseudonimo di Mina per la Italdisc e uno con 2 canzoni cantate in inglese, “Be Bop A Lula” e “When”, usando il nome di Baby Gate per la Broadway. Così facendo Matalon lanciò contemporaneamente sul mercato musicale “due cantanti”, dando al pubblico la possibilità di scegliere se preferiva Mina in versione italiana o inglese. La risposta fu unanime e non si fece attendere. Ebbe, così, inizio l'avventura artistica di Mina e il passaggio fu veloce: da “Nessuno”, a “Tintarella di luna”, a “Il cielo in una stanza” … era nata una stella!
C come Castelvetro Piacentino. È un piccolo paese in provincia di Piacenza, ma a pochi chilometri di distanza, una volta superato il metallico Ponte sul Po, si è in provincia di Cremona. Proprio in questo piccolo centro Mina canta, per la prima volta, come voce femminile del gruppo chiamato gli Happy Boys – un'allegra orchestra di ragazzi cremonesi, che si esibiva nelle “balere”, formata dai fratelli Nino e Renzo Donzelli, Giorgio Levi, Giacomo “Micio” Masseroli e Franco Neva –. Era il 14 settembre del 1958 e Mina fu fortemente applaudita e acclamata da amici, compagni di scuola – allora studiava ragioneria – e perfetti sconosciuti. La seconda serata si svolse, invece, a Torre de' Picenardi, dove un avventato spettatore si apostrofò alla giovane cantante, dicendo: “Te cantet o te vuset?” che tradotto sarebbe “Canti o urli?”. Questa infelice battuta colpì molto Mina che, offesa, lasciò il palco in lacrime, rifugiandosi in auto. Solo Nino Donzelli riuscì a calmarla e a convincerla a riprovarci. Mina salì sul palco e cantò con l'anima. Il pubblico non poté che rimanerne entusiasta. La terza apparizione risale al 23 settembre del 1985 a Rivarolo del Re. “La Provincia”, quotidiano di Cremona, del 24 settembre 1985 riporta la performance degli Happy Boys: “Le manifestazioni della Fiera, che si è conclusa questa sera, hanno riscosso un vivissimo successo quale da molti anni non si riscontrava. Lunedì, e soprattutto martedì, l'entusiasmo ha superato il limite di immaginazione. Nel grande padiglione eretto al centro del paese, si è presentato il complesso "Happy boys" diretto dal maestro Nino Donzelli; una formazione affiatatissima che con la briosità delle sue esecuzioni, la modernità del repertorio, la bravura di tutti gli elementi, ha conquistato il pubblico che, con scroscianti applausi, ha manifestato la sua approvazione e la sua ammirazione. L'attesa per il magnifico complesso del maestro Donzelli era grandissima; Rivarolo aveva ospitato più volte l'orchestra, ed aveva seguito con soddisfazione le sue affermazioni nel Vicino Oriente. Il complesso, in nuova formazione, si è dimostrato anche superiore ad ogni più rosea aspettativa; è il migliore che si sia mai presentato a Rivarolo. Un vivo successo personale hanno riscosso i due cantanti degli "Happy Boys", Giacomo Masseroli, che da anni fa meritatamente parte dell'orchestra e che è apparso anche migliorato in confronto alle volte precedenti, e la nuova recluta, la signorina Mina Georgi che è stata una vera e propria rivelazione. Intelligente, moderna, giovanissima, ha suscitato un entusiasmo travolgente…” L'avevano chiamata Mina Georgi per due diversi motivi: per darle un tono, in quanto Mina Mazzini non suonava bene e perché il paese dove si esibivano era lo stesso della sede dell'azienda della famiglia Mazzini e Mina non voleva sentirsi imbarazzata. Il quarto concerto con gli Happy Boys, a Castel Didone, fu quello fondamentale, quello in cui Mina incontrò sulla sua strada il discografico Davide Matalon, appositamente invitato dal maestro Nino Donzelli.
D come De André. Nel 1967 Mina “lancia” un ancora poco conosciuto autore: Fabrizio De Andrè, cantando “La Canzone di Marinella”. Lo stesso De André afferma “Se una voce miracolosa non avesse interpretato “La Canzone di Marinella”, con tutta probabilità avrei terminato gli Studi in Legge per dedicarmi all'avvocatura. Ringrazio Mina per aver truccato le carte a mio favore…".
E come Elio Gigante. Manager ed impresario di Mina. Ebbe un ruolo fondamentale nella vita della cantante, soprattutto dopo il flop legato al Festival di Sanremo, al quale, nel 1960, Mina partecipò con Io amo tu ami e Le mille bolle blu. Mina, abbattuta e delusa per il risultato – arrivò al quarto e al quinto posto – e amareggiata per le malignità sul suo conto, avrebbe lasciato il mondo della musica se Elio Gigante non l'avesse convinta a perseverare. Come dice la stessa Mina: “Fu Elio Gigante, il mio manager, a ricaricarmi, a ridarmi fiducia … Elio con molta umanità, ma anche con molta determinazione, mi costrinse a tornare alla ribalta. Mi condusse in Giappone, e là, davanti a un pubblico in delirio, d'incanto ritrovai me stessa”.
F come Falqui Antonello. Regista e autore di programmi televisivi, in particolare di varietà. Fu il primo regista a comprendere a pieno le potenzialità espressive del nuovo mezzo di comunicazione: la televisione. Iniziò la sua carriera con “Il musichiere”, per poi passare alla direzione di quattro “Canzonissime” ed approdare a “Studio Uno”. Uno dei personaggi a lui più cari era la Tigre di Cremona, che trovò perfetta per la formula di “Studio Uno”. Mina condusse anche altre trasmissioni del regista: nel 1968 “Canzonissima” con Paolo Panelli e Walter Chiari, nel 1972 con Alberto Lupo “Tetro 10” e nel 1974 “Milleluci” con Raffaella Carrà. Falqui in un'intervista fattagli da Lele Cerri ricorda così il debutto televisivo di Mina nel 1959: “Quando uscì da dietro a quel juke-box, al Musichiere, mi fu subito chiaro che la sua musicalità era affiancata, corrispondeva pienamente, ad una sua grande forza di impatto visivo. Non c'era dubbio, quella ragazza veniva fuori, riempiva lo schermo impadronendosi della scena; e succedeva come un fatto naturale, "questo" era eccezionale” continuando nell'intervista si legge poi “…Mina era incredibile. Catalizzava, faceva da perno senza invadere. Rendendosi disponibile rimaneva la grande padrona di casa, mettendo istintivamente a proprio agio l'ospite che riceveva e sentendosi lei stessa a perfetto agio. Magari con una risata, con un ammiccamento, riusciva a infondere simpatia per l'ospite e per sé”. (Per l'intera intervista, rimandiamo al sito ufficiale).
G come Geronimo. Nome d'arte di Alfredo Mazzini, datogli per il prominente naso che lo rendeva somigliate al più famoso capo degli Apache. Buon cantante ed eccellente chitarrista. La sua più grande fan era sua sorella maggiore: Mina. Questa parentela, però, non lo ha aiutato nella sua iniziale decisione di seguire le orme della sorella ed entrare nel mondo della musica: per tutti lui era unicamente “il fratello di Mina”. Preferì, quindi, lasciare la popolarità alla sorella e portare avanti la ditta di famiglia. Mantenne comunque un buon rapporto con la musica, vista ora come semplice hobby. Iniziò a suonare, per puro divertimento, con i Solitari – band di Cremona in cui aveva militato anche Mina. Quando finalmente sembrava che il giovanissimo Alfredo avesse finalmente trovato la sua strada, il fato ha deciso per lui: la notte del 28 maggio 1965, sulla statale fra Pavia e Cremona, Alfredo, che tornava da una serata con i Solitari, morì tragicamente in un incidente stradale. Fratello e sorella erano molto legati, tanto che, si racconta, che la notte dell'incidente Mina, che era a Roma, si svegliò di soprassalto: quando lo zio la chiamò per darle il tremendo annuncio, lei era già sveglia. Questo tragico evento segnò molto la vita privata della cantante, che trovò la forza per andare avanti nel lavoro e grazie alla vicinanza del figlio Massimiliano.
H come Ho paura. La cantante sfogandosi con il giornalista R. Tamburello, che allora scriveva per il settimanale Gente, afferma, nel 1978, di aver difficoltà ad esibirsi e di aver paura del palcoscenico e della gente. Forse questa è la motivazione dell'abbandono di Mina della scena pubblica. Del resto, come ricorda il suo primo chitarrista Renzo Donzelli, la cantante, fin dagli esordi della sua carriera, mal tollerava l'interesse dei “paparazzi” che si nascondevano ad ogni angolo per rubare una sua fotografia e lanciare l'ennesimo scandalo. Come darle torto? La sua carriera è stata repentina e lei è stata travolta dagli eventi. La giovane ragazza che, per divertire sé e i suoi amici, salì, nel 1958, sul palco de La Bussola, non era la stessa che, dopo trent'anni, annunciava, dallo palco dello stesso locale, il suo ritiro a vita privata, stanca di essere coinvolta in un turbinio di scandali, maldicenze ed invidie. In fondo Mina era solo una ragazza timida che amava cantare e che aveva tutte le carte in regola per farlo. Mina, però, non ha smesso di fare ciò che più amava: cantare. E ha dato una dura lezione a quei colleghi che cercano, a volte fino a provocarlo, lo scandalo pur di apparire. Mina non ha mai smesso di produrre e arrivata a cinquant'anni di carriera ha alle spalle più di 100 album – con una media di due circa l'anno –. Ma Mina è molto di più. Mina è creativa e all'avanguardia: storica è la sua apparizione sul portale internet Inwind, quando i vari Youtube e Myspace non avevano raggiunto l'usura di adesso. Comunque cercare la verità della sua decisione non piacerebbe alla cantante, sarebbe come entrare nella sua intimità, pochi amici sapevano la motivazione del suo ritiro e forse molti l'hanno dimenticata. Oggi, quando le supposizioni si perdono nella notte dei tempi e ormai si con-fondono, resta il fato che, a posteriori, questa coraggiosa decisione ha contribuito a creare un vero e proprio mito e ci ha dato la possibilità di continuare a godere della magnifica voce di Mina.
I come Ironica. 26 marzo 2008, ore 21.00, canale Iris del Digitale Terrestre: Madri Pericolose. Film del 1960 della regia di Domenico Paolella. Mina è una delle attrici, la trama racconta fino a che punto possano arrivare le madri per ottenere dei “buoni matrimoni” per le proprie figlie. Mina è fantastica. Ha una forza, una spontaneità ed un'ironia meravigliose. Questo lato di personalità, che a volte tocca la comicità, Mina l'ha dimostrato e trasmesso in altre occasioni artistiche: in altri film, nelle varie trasmissioni televisive e radiofoniche, ma è e soprattutto in alcune sue canzoni che si esprime a pieno. Nelle canzoni non sono solo i testi ad essere spiritosi, ma è soprattutto l'interpretazione che li rende tali. Sia ben chiaro che questo non incide minimamente sulla tecnica e sulla professionalità della cantante. Qualche esempio: Ma che bontà … in cui alla fine della canzone si rivela “che cos'è questa robina qua”; Ma chi è quello lì in cui Mina descrive perfettamente quando gli ormoni si agitano e scatta il così detto colpo di fulmine.
L come La Bussola. Negli anni '60 era un locale molto in voga in Versilia, zona della Toscana in cui la famiglia Mazzini, come molte altre famiglie cremonesi benestanti, era solita passare l'estate – tanto che, ancora oggi, nei periodi di meno affollamento qualcuno dice d'aver avvistato Mina gironzolare per Forte dei Marmi –. La Bussola ritorna più volte nella carriera della Tigre ed è, per lei, un locale molto importante: sembra il luogo in cui la cantante si senta veramente libera di cantare ed esprimere se stessa; il locale per le grandi occasioni di Mina. La prima volta: quando Mina ha 18 anni, nel 1958, sale sul palco de La Bussola ed interpreta, spronata dagli amici, la canzone di Don Marino Berreto Jr Un'anima tra le mani. Il primo cd-live della storia della musica italiana: Mina festeggia, nel 1968, a La Bussola, il primo decennale della sua carriera. Il concerto viene registrato e diventa un cd dal vivo: Mina alla Bussola. L'ultima volta di Mina: nel 1978, Mina saluta tutti i suoi fan più cari a La Bussola. L'ultima esibizione di Mina diventa il terzo – il secondo lo incise nel 1972 – ed ultimo cd-live: Mina live '78.
M come Massimilaino Pani. Figlio di Mina e Corrado Pani. Figlio dello scandalo, che Mina ha voluto a costo di rinunciare alla sua carriera. Infatti la RAI la censurò considerando il suo stile di vita immorale: aveva avuto un figlio da un uomo ancora sposato – anche se in fase di divorzio – . Massiniliano nacque il 18 aprile del 1963, soprannominato dalla madre “Paciughino” è oggi un brillante musicista, che spesso accompagna la madre con la tastiera, un eccellente autore di testi ed arrangiatore, nonché produttore discografico: ha lanciato gli Audio2 – duo napoletano formato da Giovanni Donzelli e Vincenzo Leomporro – .
N come Novità 2008. Tra le novità in vista che ruotano attorno all'universo Mina c'è, anzitutto Minarai. Un progetto del Corriere della Sera per cui Mina sta visionando e selezionando il materiale audio e video dei suoi tempi in RAI. Il Corriere della Sera vuole fare un regalo a tutti i fan di Mina e, in occasione dei suoi 50 anni di attività, far uscite in edicola una collana delle sue apparizioni sulla Rete Televisiva Nazionale. La pubblicazione uscirà in un futuro molto prossimo e sarà composta da 10 CD, 10 DVD il tutto raccolto in un elegante cofanetto. Tra le novità vi è poi, a Milano, in Via Grazzioli - 22, l'inaugurazione della mostra permanente dal titolo “Il salotto di Madame X”, la cui organizzatrice è Nadia Vergano Kent. L'inaugurazione avrà luogo domenica 30 marzo alle ore 15.00, tra gli ospiti saranno presenti Renzo Donzelli, chitarrista degli Happy Boys, Toro Crotti e Giovanni Bassi, autori del libro “Mina … prima di Mina” (2007, Rizzoli) e Rita Mavaro, la giornalista che raccolse l'ultima intervista di Mina.
O come Omaggi. Molte sono le tribute band che interpretano, anche in modo originale, le canzoni di Mina. Ci sono, ad esempio, i “Non è Mina”o gli “Oggi sono Mina”. Tra queste Italiani ha contattato contaMINAti. Un giovane gruppo cremonese, formato da 4 elementi: il pianista Francesco Lazzari, il chitarrista acustico Massimo Aroldi, il percussionista Alan Zeli e la loro Mina che si chiama Elena Ravelli (http://www.elenaravelli.it/html/news.html). I contaMINAti saranno a Telelibertà Piacenza a presentare il loro album 50 Volte Mina, 12 tracce delle più belle canzoni di Mina, riarrangiate in chiave acustica. Inoltre, sono stati invitati, il 30 marzo, da Renzo Donzelli per cantare alla presentazione/inaugurazione di una mostra fotografica su Mina a Milano e anche al raduno nazionale del fan club che si terrà a Modena in maggio. Italiani (I) porge qualche domanda ad Elena (E). I: “Cosa significa, per te, cantare Mina?” E: “Vuol dire avere il coraggio di essere se stesse: se la imiti non sei che un pagliaccio ... se canti i suoi successi, in modo personale, e con cuore, trasmetti sempre qualcosa di più vero e profondo ... e ti senti appagata! Certo non è un confronto facile, ma in realtà io non voglio confrontarmi con lei, bensì omaggiare un mito vivente, che ha portato il nome della nostra città nel mondo da 50 anni!!! Dal punto di vista tecnico, almeno per quanto mi riguarda, mi viene abbastanza naturale. Le canzoni di Mina sono belle oltre che da ascoltare, anche da cantare per la loro costruzione. Serve una buona estensione vocale, ma più di tutto serve il cuore. Mina infondo non ha mai preso lezioni di canto e lei cantava come sentiva il pezzo ... ed è un po' come cerco di fare io. Questo non significa che le prove non servano: ti aiutano ad affinare la tecnica e ti preparano vocalmente, perché comunque un'ora e mezza di spettacolo non è una passeggiata! Anche dal punto di vista emotivo non è una passeggiata. È un'emozione grandissima proporre ad un pubblico attento i brani più celebri di una così mitica cantante. E' emozionante anche perché ogni canzone la vivi come una storia: come se parlasse di te. E io cerco di metterci tutta me stessa. Dopo ogni brano ti senti per alcuni secondi aleggiare in un mondo tutto tuo, come se avessi realmente vissuto ciò che hai appena cantato! Alla fine della serata sono spossata! I: “C'è una canzone di Mina, che preferisci interpretare? Una che senti più tua?” E: “Tra i brani che riproponiamo non ce n'è uno che preferisco: mi entusiasmano tutti allo stesso modo. Anche se, quando abbiamo inciso il cd, ho insistito perché si inserisse D'amore non scrivo più perché la sentivo particolarmente mia. Poi c'è E penso a te o Ancora ancora ancora … splendide! Mi emozionano moltissimo: le sento molto vere, molto mie e spero di comunicarlo mentre le canto. Ci terrei, inoltre ad aggiungere un'ultima informazione: ho scritto un monologo composto da 102 titoli di canzoni che Mina ha cantato...dal titolo "contaMINAti", appunto, e Francesco Lazzari ha scritto l'accompagnamento musicale. Un nostro originale omaggio alla carriera di Mina, contenuto nel nostro CD. L'aspetto più divertente è che è volutamente molto "cremonese" ovvero non ho badato troppo alla dizione!”.
P come PDU. Platten Durcharbeitung Ultraphone è la casa discografica fondata nel 1967 da Mina e suo padre Giacomo Mazzini.
Q come Quaini Eugenio. Mina da venticinque anni ha trovato la sua tranquillità di coppia con il cardiologo Eugenio Quaini. Potremmo dire una desiderata e meritata pace amorosa. Infatti, la nostra cantante nazionale non è mai stata molto “fortunata in amore”, ricordiamo la tanto chiacchierata storia con Corrado Pani, i presunti flirt con Maurizio Arena, Ugo Tognazzi, Walter Chiari e la tragica morte del marito, giornalista del Messaggero, Virgilio Crocco.
R come Renzo Donzelli. Chitarrista degli Happy Boys, come lui tristemente fa notare: “l'ultimo rimasto”. Italiani l'ha raggiunto al telefono e lui ha acconsentito volentieri a raccontarci “qualcosa di Mina”, un po' ripercorrendo il percorso che aveva precedentemente fatto con i giornalisti cremaschi Toro Crotti e Giovanni Bassi, che hanno raccolto i suoi racconti e quelli di altri amici della cantante e hanno scritto il libro “Mina … prima di Mina”. (Lo)Renzo, che oggi ha 73 anni, ci racconta con la sua tradizionale cadenza cremonese, colorando la narrazione con intercalari dialettali alcuni aneddoti: da “la storia dell'oca” legata ad un episodio avvenuto mentre Mina attraversava il cortile della famiglia Donzelli e fu beccata da un oca e la cantante terrorizzata fu salvata dalla mamma di Nino e Renzo; alla “storia del dalmata di peluche, che era grande, grande, grande … enorme” e Mina glielo fece portare dal negozio a casa, attraversando mezza Cremona; alla “storia della gioielleria”, nella quale Mina si fece accompagnare da Renzo e dove si fece far vedere, per un'ora, anelli, collane “perché fuori faceva freddo e voleva scaldarsi i piedi”. Aneddoti dolci, bei ricordi che ci danno un'immagine di Mina vera, semplice. Renzo Donzelli la ricorda bella, un po' timida, allegra, spontanea, che amava la compagnia, la musica, il nuoto e la Baldesio – storica Società Canottieri di Cremona – e che aveva una dote: “aveva una voce stupenda che faceva venire i brividi”.
S come Sabato Sera. Trasmissione del sabato sera del 1967. Era il 10 giugno ed era la decima ed ultima puntata, accanto a Mina c'erano i presentatori più popolari della TV di allora: Mike Bongiorno, Corrado, Enzo Tortora e Pippo Baudo. Mina, con la semplicità e la spontaneità che la caratterizzava, li invitò tutti e quattro sul palco e li spronò a cantare con lei Quando dico che ti amo.
T come Tallarini Luciano. Una caratteristica che contraddistingue i dischi di Mina sono le copertine. Sono delle vere opere d'arte contemporanea, un compendio di grafica e colori. Fino alla metà degli anni ottanta sono curate da un genio della grafica: Luciano Tallarini, che insieme a Gianni Ronco e al fotografo Mauro Balletti ha dato vita a immagini e soluzioni grafiche uniche al mondo. Dalla seconda metà degli anni Ottanta la realizzazione delle copertine è invece affidata completamente a Mauro Balletti che modella l'immagine di Mina nei modi più suggestivi e sorprendenti: dalla barba Leonardesca di "Salomè", alla citazione del film M the murder di "Sorelle Lumiere", dal look tuareg di "Sì buana", allo stile Botero di "Caterpillar", fino alla Gioconda in "Olio".
U come Urlatori. Mina è considerata la regina dei cosiddetti “Urlatori”, un gruppo di cantanti che iniziarono la loro carriera negli anni '60 e che avevano come caratteristica principale lo stile vocale: non cantavano armoniose melodie, ma distendevano intonati “urli”. Per comprendere meglio riprendiamo ciò che diceva, nel 1959, Tv Sorrisi e Canzoni a proposito di Mina e del suo modo di cantare: “La “voce nuova” dell' anno si chiama Mina Mazzini. Non è una voce: è un urlo, un'esplosione, una forza della natura liberata senza regole, e senza limiti”. Un anno più tardi, nel 1960, uscì un film di Lucio Fulci intitolato Urlatori alla sbarra il cast è formato da Mina e dagli altri cantanti che venivano, all'epoca, classificati come “Urlatori”, tra gli altri c'erano Joe Sentieri, Adriano Celenatano, Peppino di Capri, e Chet Baker.
V come Vanity Fair. Si può dire che Mina abbia sfruttato al meglio tutti i mezzi di comunicazione. Iniziando dalle sue apparizioni televisive, quando la televisione era agli inizi ed esisteva solo la RAI in bianco e nero, passando per la radio ed arrivando alla sua ultima apparizione sul portale internet Inwind. Per ciò che concerne la carta stampa Mina ha scritto per Liberal e scrive per La Stampa e tiene una rubrica su Vanity Fair.
Z come Zum zum zum. Sarà capitato anche a voi / Di avere una musica in testa / Sentire una specie di orchestra/ Suonare suonare suonare suonare / Zum zum zum zum zum / La canzone che mi passa per la testa / Non so bene cosa sia, dove e quando l'ho sentita / Di sicuro so soltanto che fa zum zum zum zum … / L'ho cantata stamattina appena sveglia / E cantandola ho pensato che non è poi tanto male / Specialmente nel pezzetto che fa zum zum zum zum … / Sapessi almeno cos'è / Mi sembra un concerto di piano / O un pezzo per tanti, ma tanti violini / La canzone che mi passa per la test …